
Questa era la forma più feroce di controllo della popolazione. Walton siglò con le sue iniziali il rapporto, lo contrassegnò affinché venisse spedito negli archivi, e lo lasciò cadere nel condotto pneumatico.
L’intercom ronzò.
— Sono occupato — disse Walton, impaziente.
— Un certo signor Prior vuole vederla — disse la voce calma dell’operatore. — Insiste nel dire che si tratta di un caso di emergenza.
— Dica al signor Prior che non potrò ricevere nessuno almeno per tre ore. — Walter fissò con aria cupa la catasta di rapporti che, sulla sua scrivania, si alzava sempre di più. — Gli dica che potrò dedicargli dieci minuti alle… be’, diciamo alle tredici precise.
Walton sentì una voce maschile brontolare qualcosa, rabbiosamente, nell’ufficio esterno, e poi l’operatore del centralino esterno del suo ufficio riprese a parlare: — Insiste nel farsi ricevere immediatamente, in relazione a un ordine per il Sonno Felice.
— Gli ordini sono irrevocabili — disse Walton, in tono ancor più cupo. L’ultima cosa al mondo che desiderava era il vedere un uomo il cui figlio o il cui genitore era stato condannato al Sonno Felice. — Dica al signor Prior che, in questo caso, non posso riceverlo assolutamente.
Walton scoprì che le dita gli tremavano; le strinse a pugno, con forza, cercando di riprendere il controllo dei suoi nervi. Era una cosa normale stare seduto là, in quell’orrendo edificio, e firmare gli ordini di invio al Sonno Felice… ma vedere “di persona” una di quelle persone, e cercare di convincerla della necessità…
La porta si spalancò.
Un uomo alto, dai capelli neri, che indossava una giacca aperta, fece irruzione nella stanza, e si fermò drammaticamente proprio sulla soglia. Subito dietro di lui vennero tre uomini dal viso duro, che indossavano le uniformi grigie della sicurezza. I tre uomini avevano dei lancia-aghi, sfoderati e puntati sull’intruso.
