— Lei è l’amministratore Walton? — domandò l’uomo alto e massiccio, con una voce incredibilmente profonda e gradevole. — Il Vicedirettore del Centro? Devo parlarle. Io sono Lyle Prior.

I tre agenti della sicurezza lo raggiunsero e lo afferrarono e cominciarono a perquisirlo. Uno di loro si rivolse a Walton, con aria di scusa.

— Siamo terribilmente spiacenti per questo incidente, signore. Quest’uomo ci è sfuggito e si è messo a correre, ecco tutto. Non riusciamo a capire come abbia fatto a giungere qui, ma ci è riuscito.

— Ah… sì. Mi pare di averlo notato — fece osservare Walton, in tono sferzante. — Cercate di vedere se non progettava di assassinare qualcuno, se la cosa non vi è di troppo disturbo.

— Amministratore Walton! — protestò Prior. — Io sono un uomo di pace! Come mi può accusare di…

Uno degli agenti della sicurezza lo colpì. Walton si irrigidì, e resisté all’impulso di rimproverarlo. Dopotutto, l’agente stava soltanto facendo il suo lavoro, niente di più e niente di meno.

— Perquisitelo — disse Walton.

I tre agenti proseguirono nel lavoro iniziato, e agirono in fretta e con competenza. La perquisizione fu un lavoro perfetto.

— È pulito, signor Walton. Dobbiamo portarlo alla centrale di sicurezza, o in basso, nella clinica?

— Né l’una né l’altra cosa. Lasciatelo qui con me.

— È ben certo di…

— Fuori di qui — disse Walton, bruscamente. Mentre i tre agenti della sicurezza si ritiravano, Walton aggiunse, in tono gelido: — E trovate un sistema un po’ più efficiente per proteggermi. Un giorno o l’altro un assassino riuscirà a infilarsi qua dentro, e a raggiungermi. Non che me ne importi un accidente della mia vita, vogliate capirlo; è, semplicemente, che io sono indispensabile. Non esiste un altro pazzo, in tutto il mondo, che voglia prendere il mio posto. E adesso “fuori”!



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