
Non persero tempo in convenevoli, e se ne andarono come fulmini. Walton aspettò che la porta si chiudesse e la serratura scattasse. Schiacciò un bottone, e la serratura di sicurezza scattò a sua volta. La sua reprimenda, lo sapeva, era stata completamente ingiustificata; se lui avesse ricordato di usare la serratura speciale, com’era prescritto dai regolamenti, Prior non sarebbe mai riuscito a fare irruzione nel suo ufficio. Ma non avrebbe mai potuto ammettere questo di fronte alle guardie.
— Si accomodi, signor Prior.
— Devo ringraziarla per avermi concesso questa udienza — disse Prior, senza una sfumatura di sarcasmo nella voce tonante. — Mi rendo conto che lei è un uomo spaventosamente occupato.
— È vero. — Altri trenta centimetri di documenti si erano depositati sulla scrivania di Walton, da quando Prior aveva fatto il suo ingresso. — Lei è stato realmente fortunato, perché ha fatto il suo ingresso nel momento psicologicamente più adatto. In qualsiasi altro momento l’avrei fatta chiudere in cella per almeno un mese, ma adesso, proprio adesso, ho bisogno di qualche diversivo. Inoltre, ammiro moltissimo le sue opere, signor Prior.
— Grazie. — Di nuovo quell’umiltà, così sorprendente in un uomo tanto grande e imperioso. — Non mi ero aspettato di trovare… non avrei mai creduto che lei…
— Non avrebbe mai creduto che un burocrate potesse ammirare la poesia? È questo che sta cercando di dire, signor Prior?
Prior arrossì.
— Sì — ammise.
Sorridendo, Walton disse: — Dovrò pure fare “qualcosa” quando torno a casa, la sera. In realtà, non leggo i rapporti di Poppy per ventiquattro ore al giorno. Mai più di venti ore al giorno; questa è la mia regola. Il suo ultimo volume mi è sembrato davvero eccezionale.
— I critici non hanno pensato la stessa cosa — disse Prior, con diffidenza.
